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Il Camorrista (1986) film completo

Un camorrista fa visita ad alcuni contadini e prende con sé un bambino (che corrisponde, nella realtà, al boss Raffaele Cutolo), al quale mette una pistola nei pantaloni. I due vanno ad una festa di paese, dove, nonostante la presenza della polizia, il bambino passa senza problemi. Superati i controlli, l’uomo prende la pistola ed uccide una persona, per poi riporre la pistola da dove l’aveva presa. Il bambino poi torna a casa.

Anni dopo, quel bambino, ormai adulto, in macchina con la sorella Rosaria (che corrisponde nella realtà a Rosetta Cutolo) e l’amico Ciro Parrella (nella realtà Vincenzo Casillo), si ferma per un problema davanti ad un bar. Un ragazzo tocca il sedere alla sorella del protagonista, il quale, arrabbiato, lo uccide sbattendogli la testa sul cofano dell’automobile. Il “professore di Vesuviano”,[2] come verrà chiamato dai compagni di cella, viene arrestato.

Il Camorrista (1986)

Il Camorrista (1986)

In prigione l’uomo fa subito amicizia con i carcerati, e ritrova una sua vecchia conoscenza, Alfredo Canale (nella realtà Antonino Cuomo). Decide di diventare il capo dei carcerati a causa dell’arroganza di Don Antonio Malacarne (nella realtà Antonio Spavone), boss del carcere. Fa amicizia anche con Domenico Spina (corrispondente nella realtà a Mico Tripodo), un esponente della ‘Ndrangheta, scoprendo poi dopo, però, come egli sia in realtà un traditore al soldo di Malacarne. Il professore sfida a duello Malacarne, ma nello stesso giorno a quest’ultimo viene concessa la grazia, e quindi non si presenta.

Comunque il Professore riesce lo stesso ad ottenere autorità sugli altri detenuti e, poco tempo dopo, dà ad Alfredo Canale – che nel frattempo è uscito dal carcere – l’ordine di uccidere il rivale in un agguato. Allo stesso tempo, egli fa uccidere anche Domenico Spina nel cortile mentre tutti i carcerati si voltano per non vedere l’omicidio (questa scena fa chiaro riferimento alla cosiddetta cultura dell’omertà).

Intanto, provocata dagli uomini del Professore, nel penitenziario scoppia una rivolta, che la polizia e il direttore non riescono a sedare. Lo stesso direttore, non avendo alternative, si vede letteralmente costretto a chiedere aiuto allo stesso Professore, che accetta e seda la rivolta ottenendo in cambio una notte in libertà, durante la quale egli va a trovare la sorella e gli amici. Fuori dal penitenziario, grazie alla sorella e ad alcuni uomini di fiducia, riesce ad organizzare i commercianti ed i criminali della città sotto un unico tetto, la Nuova Camorra Riformata (corrispondente alla reale Nuova Camorra Organizzata).

Ottenuta l’infermità mentale, il camorrista viene trasferito nel manicomio criminale di Aversa, dal quale però evade. La sua latitanza dura circa un anno, durante il quale gestisce al meglio la sua organizzazione, ottenendo persino contatti con Cosa nostra americana, che diventerà grande alleata. Quando tutto sembra andare per il meglio, comincia la caduta: alcuni clan, non d’accordo con la politica accentratrice della Nuova Camorra Riformata, si ribellano formando un loro cartello (che corrisponde nella realtà alla Nuova Famiglia) iniziando così una durissima faida che provoca centinaia di morti ammazzati; sulle tracce del boss si mette inoltre anche il commissario di polizia Iervolino (che corrisponde ad Antonio Ammaturo).

Una sera, durante la quale il Professore si intrattiene a cena con alcuni politici, alcuni scissionisti decidono di ucciderlo. Alfredo Canale, anch’egli presente alla cena per fargli da scorta, se ne avvede e decide di fermare l’attacco: ne deriva un inseguimento in auto nel quale viene fermato dalla polizia. Messo alle strette, è costretto a rivelare a Iervolino dove si nasconde il boss per farlo arrestare a sua volta ed impedirne così che venga assassinato dagli scissionisti che si erano appostati sotto casa.

Tuttavia, questa decisione gli sarà fatale: arrestato anche lui, verrà poi barbaramente ucciso in carcere dai sicari del Professore, che pur avendo avuta salva la vita, considererà il suo gesto come un vero e proprio sgarro se non addirittura un tradimento (uno dei sicari, dopo averlo ucciso, gli cava persino gli occhi dalle orbite). Durante il processo che lo vede imputato, il boss, con molta superbia, non fa che prendersi gioco della giuria e del giudice, arrivando addirittura a paragonarsi a Gesù Cristo.

Le sue attività dal carcere, nel frattempo, procedono spedite: pubblica un libro di poesie, fa uccidere tutti i detenuti suoi nemici durante il terremoto dell’Irpinia del 1980. In seguito a questi avvenimenti, viene trasferito in un nuovo carcere, dove si sposa e continua a gestire la propria organizzazione non senza far assassinare, fra i tanti suoi nemici, anche un faccendiere, Frank Titas, boss della malavita milanese fino a poco tempo prima suo alleato (nella realtà Francis Turatello), il cui assassino, lo stesso di Canale, dopo averlo letteralmente squartato, infierisce sul suo cadavere divorandone il cuore. Su pressione di alcuni personaggi politici, contatta le Brigate Rosse, che hanno rapito l’assessore Mimmo Mesillo (nella realtà Ciro Cirillo), e ne ottiene la liberazione.

Gli stessi politici, però, non mantengono successivamente le promesse fattegli nel corso delle trattative: lui cerca di vendicarsi rendendo pubblico un documento contraffatto nel quale denuncia le illecite trattative intercorse tra lui, i servizi segreti e i politici dell’area di governo per far liberare Mesillo, ma inutilmente; contestualmente, il pentimento di alcuni dei suoi uomini fa sì che la situazione del professore peggiori velocemente, e viene quindi trasferito in un carcere di massima sicurezza in Sardegna, in totale isolamento, dove poi si vedono i primi segnali del suo conseguente squilibrio mentale: il film si conclude con l’inquadratura in campo lungo del boss che va avanti e indietro per un angusto corridoio del carcere mentre egli medita ad alta voce sui suoi ferocissimi propositi di vendetta.

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